Note critiche

 

 “Dialogo con la materia”

All'inizio della sua attività scultorea, Fiorentin si contraddistingue per il linguaggio esasperatamente espressionistico, forme a masse e a groviglio, evidenziate da finiture scure, nodi forti e venature evidenti. I temi esprimono ricordi di un ancora recente tensione sociale rivolta al narrativo del lavoro e della condizione dell'emigrante, in una categoria espressiva che tiene derivazioni dalla tedesca Neue Sachlichkeit. Una nuova fase si apre verso la metà degli anni Novanta, quando Fiorentin, fatta propria ogni conoscenza tecnica della materia, imbocca una via propria, sperimentando la calibratura delle infinite possibilita delle diverse essenze lignee. La sensibilità cromatica veneta lo riconquista così come il diverso senso della terra, delle acque, del cielo. E' un riappropriarsi di radici sopite ma profondamente tenaci che riaffiorano con forza segnando il passaggio a nuove, ma ancestrali e patriarcali tematiche: la Natività, la Famiglia e 1'avvio verso la serie delle ”Maternità”. La fase ultima, la piu recente, riguarda gli anni 2000: significativo punto d'arrivo, di esplorazione, decentrazione e innovazione materica. Il tema portante della Maternità viene ora interpretato come nascita evolutiva, il cui significato simbolico diviene metafora di vita e dialogo con la materia. Il processo metaforico si fa sempre piu intimo e pressante e si realizza coniugando la vita all'acqua e al legno. Simboli di rinascita e di crescita vitalistica, morale e intellettuale. Nelle forme lignee, rese ora leggere, sciolte e levitanti dalla materia addolcita e carezzata, si insinuano tenaci intrusioni di sasso: ciottoli del Piave, pietre antiche rotolate dai monti a farsi plasmare dall'opera eterna del tempo e della corrente, levigati dall'abbraccio con 1'acqua. Dialogo vitale tra la materia inerte del sasso-ciottolo divenuto evento-forma-entita nella sua trasformazione naturale- temporale e il legno vivo, tratto dal tronco e levigato dalla mano dell'uomo.


Professoressa Flavia Casagranda
Chiesetta dell’Angelo

Bassano


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“Segni d'arte”


Arturo Martini nel 1945 scriveva “la scultura lignea è morta” ma le opere di Fiorentin
dimostrano l’esatto contrario.
Struttura-stele compatta che mantiene la linea arrotondata dai lineamenti quasi
classicheggianti, senza brusche interruzioni, solo le fessure delicatamente si schiudono in un flusso di emozioni e di sensazioni appartenenti all’esclusivo estro di Fiorentin.
La sua maternità nell’abbraccio sembra racchiudere in sé una vita nuova ed attraverso un procedimento di pura astrazione formale la materia giunge alla sublimazione in forme dolcemente modellate. La base non è considerata come elemento di supporto e di separazione ma piuttosto di possibile continuità verso le radici.
Le sue sculture, libere da qualsiasi artificio, capace di esprimere l’enigmatica semplicità della bellezza, analisi e sintesi, mediazione e spontaneità, si integrano perfettamente e stimolano la nostra immaginazione verso nuove emozioni che coinvolgono tutti i sensi con una tenerezza quasi impalpabile in una vibrante lucentezza insegnandoci a guardare la realtà cercandone gli schemi eidetici e iconologici.
Le sue opere fanno appello a sensazioni che non sono semplicemente ottiche, visuali ma plastiche e tattili, sollecitano il nostro senso del tatto infatti ci piacerebbe toccarle per sentire l’essenza e l’anima dell’opera. Guardando queste opere si prova amore, sono sicura che Fiorentin ama tutte le sue opere allo stesso modo perché sono sue creature, parlano di lui come fossero una sorte di diario personale.
Davanti alla sua arte ci allontaniamo dal frastuono delle tecnologie moderne, dalle immagini frenetiche dinanzi alla sua arte ci concediamo una pausa per godere di questa bellezza.


Proff.sa Assunta Cuozzo
Asolo, Museo Civico 2007